Arenamenti e naufragi nella marina di Castelvetrano
Piraterie nella marina di Castelvetrano
La borgata Marinella
La borgata Torretta
Tonnare nel litorale di Castelvetrano
Commercio allo scalo Brucia
La funzione dell'"Aurora" a Castelvetrano
Cenni sul fontaniere napoletano Orazio Nigrone

G. B. FERRIGNO – GUIDA DI CASTELVETRANO

LA FUNZIONE DELL'AURORA A CASTELVETRANO nel 1717

II sabato santo, al cader della. tela ed al meccanico alzarsi del Cristo risorto, le campane di tutte le chiese suonano a festa e la gente, ovunque si trovi, si butta. giù a baciar la terra, in segno. di ringraziamento al Creatore per averla preservata fino a quel giorno.

Per l’alternativa stabilita con concordato tra la chiesa Matrice e la collegiata di san Pietro (ora abolita), un anno da questa, un anno dall’altra si dava il segno dello scampanio generale.
Nel 1717 il turno competeva alla Matrice. Quel sabato santo, 27 marzo 1717, Castelvetrano era in fermento, dappertutto si faceva un gran parrlare per un gravissimo incidente occorso.

La spettacolosa ed attraentissima funzione dell’Aurora, che soleva aver luogo, come ancora, Ia mattina del giorno di Pasqua, correva il pericolo di non essere celebrata e il popolino temeva, per quel che saremo per dire, di vedersi privato per sempre di uno degli spettacoli suoi prediletti...
...il fiero arciprete non si degnò di accogliere le sincere, spontanee e sollecite manifestazioni del su-periore e dei padri, e nemmeno le disinteressäte attestazioni dei gentiluomini, e pretese e volle che si eseguissero le pene dell’Interdetto della chiesa conventuale di san Giuseppe; quali pene vennero difatti subito intimate a mezzo della curia foranea, dalla quale venne ordinata la immediata chiusura del tempio.

II buon priore, mortificato per l’affronto ricevuto, comechè non intendeva compromettersi nella partita, nè causar molestie al suo convento; nè aveva in animo di arrecare delle innovazioni alle consuetudini, nè agire difformemente ai decreti e alle costituzioni, volendo dare la dimostrazione evidente di non essere un turbolento, ma anzi un amante del quieto vivere, serrò sollecitamente Ia chiesa.
Poi, senza frapporre tempo in mezzo, fattasi preparare la sua brava mula, a gran carriera si recò a Mazzara. lvi si presentò al vescovo, monsignor Bartolomeo Castelli, supplicandolo, sia a voce che con apposito memoriale sottoscritto di suo pugno, a che, attese le sincere e spontanee dichiarazioni fatte all’arciprete e ripetute nell’istanza, volesse ordinare di non procedersi oltre.
Espose ancora il priore, nel suo memoriale, che l’indomani, giorno di Pasqua, subito spuntato il sole, avrebbe dovuto farsi la solita processione per la risurrezione del Salvatore...