Arenamenti e naufragi nella marina di Castelvetrano
Piraterie nella marina di Castelvetrano
La borgata Marinella
La borgata Torretta
Tonnare nel litorale di Castelvetrano
Commercio allo scalo Brucia
La funzione dell'"Aurora" a Castelvetrano
Cenni sul fontaniere napoletano Orazio Nigrone

G. B. FERRIGNO – GUIDA DI CASTELVETRANO

LA BORGATA TORRETTA

Nel territorio di Castelvetrano. sul confine di quel di Mazzara, in vicinanza ad un faro abolito e ad un'antica torre di guardia (sec. XVI) nell'ex feudo Campana proprietà del principe Diego Pignatelli, sorge la ridente borgata Torretta, aggregato di circa centocinquanta casette linde e pulite, appartenenti a cittadini di Campobello di Mazzara e a mercanti di sardelle della provincia di Palermo.

Vi si arriva da Castelvetrano in meno di due ore di carrozza per un comodo stradale, che lascia alla sua destra, al di là di Campobello, le famose Rocche o cave di Cusa, donde trassero i Selinuntini i materiali pei loro grandiosi tempi.

La borgata, recentissima, le cui prime case sorsero poco più di cinquant'anni fa, è disposta simmetricamente (secondo un piano fatto eseguire dal principe Pignatelli all'ingegnere agronomo Antonino Viviani da Montevago) su belle vie, larghe circa dieci metri, attorno ad una vasta piazza, che guarda una graziosa insenatura di mare afri-cano, a poco più di un chilometro a ponente del bianco faro di Granitola.

Ivi, da tempo remoto, in tutti gli anni, si fa il salato di quelle gustosissime saidelle, di cui abbonda il mare da Mazzara a Sciacca, e gli abitanti della vicina Campobello, nella calda stagione, si recano a prendere i bagni, ani-mando la borgata, che nei mesi d'inverno rimane deserta.

Lo scoglio di Granitola (Ras el Belat degli arabi), il terrore della gente di mare, ove nei tempi andati, ed anche in tempi da noi poco lontani, moltissimi con la vita lasciarono gli averi, nei cui pressi i pirati barbareschi operavano in mare e in terra razzie inaudite, e da cui, nell'827 i Mussulmani muovevano alla conquista della Sicilia, è da circa 50 anni munito di un fàro, segno ai naviganti che a quelle secche è pericoloso avvicinarsi.